Centro Naima - La prima seduta - Centro di Psicoterapia Infantile Campano Naima

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Centro Naima - La prima seduta

Terapia

Ma tu, andrai bene per me?
(Matteo, 10 anni, primo incontro)

In genere i genitori cercano di spiegare il problema per telefono, al momento di fissare il primo appuntamento. Alcuni terapeuti preferiscono avere un primo incontro solo con i genitori, probabilmente per analizzare prima la loro domanda e valutare che tipo di contratto stabilire con loro. Altri invece spiegano loro che vogliono che si illustri il problema in presenza del figlio, quando verranno in studio. Quest’ultimi pensano che la presenza del bambino sia importante per sedare le sue peggiori fantasie sul problema e preferiscono rendere fin da subito trasparente ed evidente il contratto a tre mani, tenendo in piena considerazione anche le richieste del bambino: un bambino sa sempre quando qualcosa non va, ma spesso immagina che le cose siano peggiori di quanto non siano nella realtà. Se ogni cosa viene detta di fronte a lui, si potrà osservare le sue reazioni, la dinamica fra genitore e figlio e sentire tutte le parti. Questo è anche il principio di una relazione di fiducia con il bambino. Lui vedrà nel terapeuta, di cui spesso ignora la funzione o che immagina come un altro insegnante e comunque un valutatore, un partecipante leale e imparziale, che s’interessa di tutti, soprattutto di lui. Noi solitamente non seguimo un standard preordinato, ma valutiamo di volta in volta a seconda del caso, ora preferendo un approccio, ora l'altro.

In genere, al primo incontro, soprattutto in presenza dei genitori, il bambino non parla volentieri o non esprime la sua opinione. Ciò che può essere interessante in questa prima fase è averlo lì a sentire quello che dicono i suoi genitori, in modo che lui osservi, e lo si possa osservare, ascoltare, trattarlo con rispetto, dandogli responsabilità, tentando di  coinvolgerlo circa il percorso e la presenza, anche solo verificando le cose con lui e instaurando un contatto visivo, facendo in modo che non si senta solo come un pacco portato li per chi sa quale motivo, chiedendo la sua opinione a proposito, rispettando il suo punto di vista.

Quindi, dopo aver spiegato le regole del setting sia ai genitori sia al bambino, incominciamo un percorso relazionale di alleanza, fatto di giochi e momenti ludici finalizzati a stemperare l’ansia, la preoccupazione del bambino, la paura per quello che accadrà d’ora in poi nella stanza dei giochi. Alcune sedute serviranno a stabilire una alleanza, a trovare una iniziale comunicazione del tipo Bambino-Bambino, per permettergli di sviluppare tempo per fidarsi ed affidarsi prima di accompagnarlo nell’esplorazione del proprio mondo interiore, per favorire la consapevolezza dei propri bisogni, delle emozioni, delle paure, dei contatti interrotti.


brano tratto da:: Oaklander V., Windows to Our Children: A Gestalt Therapy Approach to Children and Adolescents, Gestalt Journal Pr, 1988.

 
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