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Il Bambino in terapia
Cosa spinge un genitore a portare il figlio in terapia? Sono tanti i bambini che hanno un comportamento strano, indice del fatto che qualcosa non va. Eppure la maggior parte dei genitori, a meno che non si tratti di qualcosa di eclatante ed evidente, e confermato dal pediatra, esita prima di chiedere aiuto. “È solo un periodo”, spesso dicono a se stessi, “crescendo ne verrà fuori”.
Quando i genitori si decidono, di solito la situazione è già diventata molto difficile, se non insostenibile, vuoi per loro vuoi per il figlio. Anche quando i genitori non sono direttamente toccati dal comportamento del figlio, il disagio, l’ansia o la preoccupazione li spingono al punto di prendere dei provvedimenti.
A volte i genitori portano il figlio in terapia perché c’è stato un evento straordinario, per essere certi che il bambino esprima interamente tutte quelle emozioni pregnanti che sono legate all’evento stesso, quale può essere la morte o la malattia di una persona amata, maltrattamenti, molestie sessuali oppure un’esperienza che lo ha profondamente spaventato come un incidente stradale o un terremoto.
La prima seduta
Dopo aver spiegato le regole del setting sia ai genitori sia al bambino, incominciamo un percorso relazionale di alleanza, fatto di giochi e momenti ludici finalizzati a stemperare l’ansia, la preoccupazione del bambino, la paura per quello che accadrà d’ora in poi nella stanza dei giochi. Alcune sedute serviranno a stabilire una alleanza, a trovare una iniziale comunicazione del tipo Bambino-
I Bambini imparano
ciò che vivono
Se il bambino vive criticato,
impara a condannare.
Se vive nell'ostilità,
impara ad aggredire.
Se vive deriso,
impara la timidezza.
Se vive vergognandosi,
impara a sentirsi colpevole.
Se vive trattato con tolleranza,
impara ad essere paziente.
Se vive nell'incoraggiamento,
impara la fiducia.
Se vive nell'approvazione,
impara ad apprezzare.
Se vive nella lealtà,
impara la giustizia.
Se vive con sicurezza,
impara ad avere fede.
Se vive volendosi bene,
impara a trovare amore
ed amicizia nel mondo.
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Dorothy Law Nolte
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Il bambino è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue, cento mani, cento pensieri, cento modi di pensare, di giocare e di parlare... cento sempre cento modi di ascoltare, di stupire, di amare, cento allegrie per cantare e capire, cento mondi da scoprire, cento mondi da inventare, cento mondi da sognare. Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento) ma gliene rubano novantanove. Gli dicono di pensare senza mani, di fare senza testa, di ascoltare e di non parlare, di capire senza allegrie, di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale. Gli dicono di scoprire il mondo che già c’è e di cento gliene rubano novantanove. Gli dicono che il gioco e il lavoro, la realtà e la fantasia, la scienza e l’immaginazione, il cielo e la terra, la ragione e il sogno sono cose che non stanno insieme. Gli dicono insomma che il cento non c’è. Il bambino dice invece il cento c'è. L. Malaguzzi