Centro Naima - Il processo terapeutico - Centro di Psicoterapia Infantile Campano Naima

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Centro Naima - Il processo terapeutico

Terapia

Il bambino non viene alla seduta annunciando: “Oggi voglio lavorare su questo”. A volte viene con un’idea precisa degli strumenti che intende usare, dei giocattoli con cui giocare, portandoli con se addirittura da casa, a volte vuole semplicemente raccontare qualcosa che gli è accaduto, altre volte desidera solo condividere ciò che gli piace o qualcosa che ha visto in televisione. Non sa che cosa vuole esplorare o elaborare o scoprire di se stesso. Il più delle volte non si riconosce nemmeno la capacità né la volontà di farlo.

Gli adolescenti hanno spesso molte situazioni da discutere, ma anche nel loro caso, in genere vogliono solo condividere certi eventi della loro vita o le lamentele circa la scuola o la famiglia, alla ricerca di un alleato che li comprenda e li capisca. Anche loro, immancabilmente, si fermano prima di indagare da sé nel loro intimo.

Quindi tocca al terapeuta offrire loro i mezzi per aprire porte e finestre del loro mondo interiore.
È necessario offrire al bambino quei mezzi che gli permettano di esprimere le sue emozioni e tirare fuori ciò che tiene nascosto dentro, in modo da poter lavorare insieme su questo materiale. Così il bambino potrà operare delle scelte e alleggerire quei fardelli che a lungo andare diventano sempre più difficili da portare.

Molte delle tecniche del gioco favoriscono la proiezione. Il bambino fa un disegno o racconta una storia e di primo acchito sembra che non abbia nulla a che fare con se stesso, con la sua vita. È qualcosa di “esterno”, che dà sicurezza ed è anche divertente. Sappiamo che la proiezione viene spesso denominata “meccanismo di difesa”, una difesa contro gli attacchi al sé interiore. Un individuo può proiettare i suoi sentimenti su qualcun altro, perché incapace di affrontare il fatto di nutrirli egli stesso. Oppure alcuni si  vedono solo attraverso gli occhi degli altri e si preoccupano sempre di come gli altri li vedono. Ma la proiezione è anche la base di tutta la creatività artistica e scientifica. In terapia è uno strumento molto prezioso. Poiché le nostre proiezioni provengono da dentro, dalle nostre esperienze, da ciò che sappiamo e che ci sta a cuore, sono lo specchio del nostro senso del sé. Quello che il bambino esprime “là fuori” può rivelare le sue fantasie, le ansie, le paure, gli evitamenti, le frustrazioni, gli atteggiamenti, gli schemi, le manipolazioni, gli impulsi, le resistenze, i risentimenti, le colpe, i desideri, la volontà, i bisogni e i sentimenti.


Tutto quello che il bambino esprime costituisce un materiale importante da trattare con cura. Spesso la proiezione è l’unico modo attraverso il quale il bambino accetta di rivelarsi. Può dire cose, al pupazzo o come pupazzo, che non direbbe mai direttamente. La proiezione è utile per quei bambini che non parlano ma i cui disegni, per esempio, possono essere molto espressivi, fino al punto di “parlare” per loro. E utile anche per quei bambini che parlano molto, in quanto serve a mettere a fuoco tutto quello che c’è dietro la loro parlantina.

Il nostro intervento permette di aiutare il bambino, con molta delicatezza e dolcezza, ad aprire la porta all’auto-consapevolezza e alla padronanza di sé
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Molti bambini imparano presto ad accettare e a riconoscere le loro proiezioni. Un bambino a cui avevamo chiesto di inventare una favola, aveva costruito un personaggio della sua stessa età, a cui aveva  dato il suo stesso nome. Passarono solo pochi minuti prima di riconoscere improvvisamente quel personaggio come se stesso, ammettendolo con tutta tranquillità. Alcuni bambini, specialmente quelli piccoli, non hanno necessariamente il bisogno di verbalizzare le scoperte, le intuizioni e le consapevolezze relative al come e al perchè dei loro comportamenti. Spesso è come se bastasse portare allo scoperto quei comportamenti o quei blocchi emotivi che hanno interferito con il loro processo di crescita emozionale. Poi potranno diventare individui felici, integrati e responsabili, più capaci di affrontare le molte frustrazioni date dal crescere nel loro mondo. Potranno cominciare a relazionarsi in maniera più positiva con i loro pari e con gli adulti della loro vita. E cominceranno a sperimentare una sensazione di calma, gioia e autostima.

Le tecniche sono numerosissime, ma non sono mai delle trovate o delle ricette per un’attività senza scopo. La tecnica scelta non è mai considerata come fine a se stessa. Bisogna tenere presente che ogni bambino è un individuo unico. A prescindere dal particolare tipo di tecnica in uso, un buon terapeuta segue il processo che si evolve con il bambino. La procedura o la tecnica fungono semplicemente da catalizzatore.

Ogni seduta è imprevedibile, poiché tutto dipende dal bambino e dalla situazione. Un’idea chiama l’altra e le nuove tecniche per l’espressione creativa sono in costante evoluzione: il processo creativo è un sistema aperto.

brano tratto da:: Oaklander V., Windows to Our Children: A Gestalt Therapy Approach to Children and Adolescents, Gestalt Journal Pr, 1988.

 
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