Centro Naima - Ansia e Ossessioni - Centro di Psicoterapia Infantile Campano Naima

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Centro Naima - Ansia e Ossessioni

Problemi specifici

Il fatto di sentirsi interiormente instabili può tradursi, in un bambino, in una varietà di sintomi ansiosi, come fobie, manifestazioni psicosomatiche, rituali ossessivo-compulsivi, enuresi notturna e incubi. I bambini instabili possono fare fatica a concentrarsi. Possono apparire quasi sempre sovreccitati, propno per il fatto di avere questa instabilità interiore. Le emozioni destabilizzanti allontanano l’attenzione del bambino dal mondo esterno, perche gia troppe cose stanno succedendo nel suo mondo interno. Alcuni bambini si sentono troppo in ansia all’idea di esplorare il mondo o di essere in qualche modo avventurosi, preferiscono rimanere abbarbicati ai genitori o chiusi in casa attaccati a ciò che conoscono, ciò che è familiare. Altri bambini potrebbero invece agitarsi e divenire anche aggressivi, perché si sentono interiormente ondeggiare e non sono in grado di gestire l’intensità delle loro emozioni.

Vi sono bambini che si sentono instabili perché non sanno chi sono. La loro coscienza di sé è molto fragile. Tomas, un bambino di dieci anni, una volta disse: «Non esiste nessun io. E così tutto mi sembra sottosopra». Si lamentava che la sua identità fosse troppo discontinua nel tempo: «Non mi sento mai lo stesso Tomas di ieri o di una settimana fa». Bambini come lui possono sentirsi spesso esausti, soprattutto in situazioni stressanti, con la sensazione di non possedere un Sé stabile e funzionale. Quando un bambino non sa chi è, spesso, non conosce neanche le sue emozioni. Questo lo rende, inoltre, vulnerabile rispetto alle emozioni manifestate dalle persone che gli stanno intorno. Ad esempio, Polly, dodici anni, non aveva un’idea stabile di chi fosse, non possedeva un nucleo centrale e ben strutturato. Quindi, tutte le volte che guardava la televisione, finiva per comportarsi poi come uno dei personaggi del programma televisivo. Dopo un film western diventava aggressiva, dopo una storia d’amore diventava affettuosa, dopo una commedia appariva leggera e di buon umore.

Non essere in grado di sapere come ci si sente è l’esempio classico di instabilità interiore. Alcuni bambini instabili sono anche molto disordinati. Il loro groviglio di emozioni ha bisogno di un riflesso nel mondo esterno. Si sentono a casa propria solo nel disordine, lo specchio del loro stato interiore. Altri soffrono invece di un caotico e continuo rimuginare, di pensieri circolari o voci diverse che si affacciano alla loro mente. Questo fenomeno è noto come "rumore mentale". Il rumore mentale può essere vissuto come un'interferenza alla radio, che disturba e confonde una percezione chiara dei pensieri e delle emozioni. È molto faticoso e impoverisce la concentrazione.

Alcune persone hanno parecchie difficoltà a stare accanto a un bambino ansioso e instabile, perche finiscono con il percepire loro stesse tutta l’instabilità del bambino. La carica ansiogena pervade completamente l’atmosfera. Così i bambini instabili rischiano di sentirsi evitati anziché aiutati. Alcuni di loro, come afferma Julia Segal. «sentono un tale caos interiore che sembra vogliano trasmettere lo stesso caos a tutte le persone che li circondano". I bambini che convivono con un'eccessiva instabilità, con troppa ansia, possono pensare qualcosa del tipo: "Nessuno è in grado di sopportare l'ansia che ho dentro, quindi è meglio che me la gestisca da solo". Alcune volte si tratta di una proiezione. Poiché il bambino non riesce a gestire il caos delle sue eccessive e troppo intense emozioni, e il disordine nella sua mente, suppone che neanche gli altri siano in grado di farlo.


La preoccupazione, una delle emozioni destabilizzanti

Molti bambini instabili percepiscono il mondo come sede di preoccupazioni. Alcuni di loro si preoccupano per tutto: della vita in casa, della vita a scuola; si preoccupano che gli amici li prendano in giro, si preoccupano di ammalarsi o di morire. In poche parole, i bambini instabili non conoscono pace.
Alcuni bambini instabili si preoccupano del proprio valore: «La mia mamma mi vuole bene?». «Se non prendo un bel voto, la mamma smetterà di volermi bene?». Altri bambini instabili nutrono pensieri del tipo: «Mamma e papà stanno forse per divorziare?». «E se la mia mamma morisse?». Un bambino, il cui papà una notte aveva avuto un infarto, il giorno successivo trascorse la maggior parte della lezione di arte a ricomporre i pezzi di un cuore che aveva modellato e che continuava a rompersi. L’insegnante disse che guardarlo era uno strazio. Altri bambini si preoccupano che la mamma possa rompersi, perché ha magari sofferto di qualche malattia o ha subito un incidente. Una bambina, la cui manmia aveva perso i due denti incisivi durante una zuffa, continuò a disegnare bocche e denti per settimane dopo l’evento, fino a quando il terapeuta l’aiutò a elaborare il dolore e la preoccupazione che poteva suscitare il fatto di avere una mamma «rotta». Ansia e preoccupazione sono spesso forme di difesa dalla paura, dai timori o da un terrore senza nome. Freud se ne rese conto nel 1923 quando affermò: «L’ansia ci protegge dalla paura». L’ansia può costituire una difesa anche da emozioni diverse, come l’amore, l’odio o la rabbia. Tali emozioni forti possono essere percepite come pericolose dal bambino a causa della loro pura e semplice intensità.


Perché alcuni bambini si sentono tanto instabili

I bambini possono sentirsi instabili perché non hanno sperimentato la calma e il contorto negli adulti intorno a loro. Senza una dose sufficiente di calma e di conforto, i neonati possono sviluppare un Sé molto ansioso e instabile. Ciò accade perché appena nati i bambini sono ipersensibili. Sono molto fragili psicologicamente, così come lo sono fisicamente. Il Sé del bambino non è ancora integrato. Le ricerche mostrano che a una settimana di vita, quando le sostanze chimiche calmanti sprigionate alla nascita (endorfine) si sono esaurite, gli ormoni dello stress (cortisolo) sono di molto sopra la norma. Ciò significa che si trovano in uno stato di acuto stress emotivo. È come se stessero disperatamente chiedendo aiuto. Come ha scritto Freud, i bambini vengono al mondo non del tutto pronti. Così come il loro corpo, anche il cervello e il sistema nervoso sono ancora in via di sviluppo. Durante le prime settimane di vita, ad esempio, la vista del bambino è estremamente annebbiata. ln sostanza, il bambino ha un’identità non ancora integrata che può «sgretolarsi» molto facilmente. Pensate a un neonato mentre gli viene cambiato il pannolino, o gli viene fatto il bagno o viene svestito. Il suo pianto disperato è spesso dovuto al fatto che il genitore non si renda conto di quanto sensibile possa essere un neonato, di come ogni gesto debba essere compiuto con una cautela speciale, con lentezza e calma. Altrimenti, il Sé del bambino rischia di frantumarsi.

Inoltre, il mondo del neonato è fatto di emozioni, sensazioni ed energie. Non è in grado di attribuire senso o mettere in ordine le sue esperienze attraverso il pensiero. Per questo i suoi stati emotivi più intensi minacciano di sopraffarlo. Egli deve essere quindi aiutato. Non è di fatto in grado di gestire da solo la situazione. Tutti i neonati talvolta sono agitati a causa della pura e semplice intensità dei loro bisogni, della loro rabbia, frustrazione e disperazione. ln quei momenti sentono la necessità di immergersi in acque calme, in un abbraccio gentile, una presa delicata o di un contatto con il genitore in grado di trasmettere grande conforto.

Si sente dire: «Lascia piangere il tuo bambino fino a quando non si addormenta»: «Lo vizierai se ogni volta lo prendi in braccio. Non sarà mai in grado di separarsi da te, se lo prendi subito non appena si mette a piangere»: «Se lo fai dormire nel tuo letto, diventerà troppo dipendente da te. Ti stai scavando la fossa da sola»: «Il banibino sta cercando di tenerti sotto controllo con il suo pianto». La verità è un’altra. Il feto non conosce che un mondo avvolgente. Anzi, il feto è parte di sua madre. È fuso con lei, in uno stato di «mescolanza interpenetrante», come lo definisce lo psicoanalista Michael Balint. I bambini fortunati nascono in un mondo non troppo diverso dall’utero, dove possono sentirsi avvolti dal tepore del corpo della mamma, emotivamente contenuti nella sua mente e nel suo cuore, senza la sensazione di essere caduti l’uno lontano dall’altra, metaforicamente parlando. Molti bambini sfortunati, i cui genitori non comprendono pienamente la necessità di una continuità vitale tra il mondo uterino e il mondo esterno, passano dal calore, dall’abbraccio e dalla sicurezza dell’ utero a una dimensione caratterizzata dal più terribile isolamento, senza nessun abbraccio, nessun contatto fisico.

Quando un neonato viene lasciato troppo a lungo da solo, senza essere preso in braccio, toccato o coccolato, lo si sente dall’intensità del suo pianto quanto sia grande la sua disperazione per l’assenza di tepore e sicurezza, per la mancanza di un contatto diretto con la quiete confortante del corpo di qualcun altro. Questo pianto suona spesso come un grido per la sopravvivenza — allarme rosso, massima allerta. Il pianto di un bambino è in sé terrificante proprio come sembra a chi lo ascolta. I neonati non possiedono alcuna concezione del tempo, quindi l’abbandono da parte del genitore, anche se per pochi minuti, può essere percepito come qualcosa di spaventoso, come se fossero abbandonati per sempre. Ad esempio, può succedere che un bambino stia vivendo un momento di forte intimità con la madre, ma che lei sia costretta a separarsi da lui per andare ad aprire la porta. Il bambino non è in grado di mettere in relazione il campanello che ha suonato con l'improvvisa sparizione della sua mamma, quello che sa è soltanto che lei è scomparsa e che potrebbe non tornare mai più. Come ha sottolineato Freud, il neonato "non ancora in grado di distinguere tra l'assenza temporanea e la perdita permanente. Non appena perde di vista la madre si comporta come se non dovesse vederla mai più".

Quindi, cosa può accadere se il bambino, oltre alle sue troppo intense emozioni, assorbe anche quelle dure e stridenti della madre? ln questo caso il suo mondo è un mondo spaventoso, poiché, in un certo senso, il neonato, come il feto, è ancora parte del corpo della madre. È estremamente sensibile alle energie emotive della madre, alla qualità delle sue emozioni. all'intensità e all'urgenza dei suoi movimenti, all'atmosfera che la circonda. Daniel Stern, noto studioso del rapporto neonato-madre, definisce lo stato energetico e la qualità del movimento a cui il bambino è così sensibile "affetto vitale".
Se le energie della madre sono energie calme, allora possono trasformare le stesse energie del bambino in energie calme. Egli può trarre da queste assoluto conforto e raggiungere talvolta anche un profondo stato di gioia o pace. Le energie della madre possono placare in lui il più inimmaginabile stato di tensione interna. Se, invece, tali energie non sono calme, bensì ansiogene, caotiche o cariche di tensione, possono recargli grande disturbo. Il bambino può sentire tutto questo peso emotivo nella mente e nel proprio corpo (ancora troppo indifesi), e spesso con un'intensità molto maggiore di quella percepita dalla madre. Talvolta, il bambino può sentirsi consumare da questa intensità così ostile e sentirsi sopraffatto. Immaginate di nuotare nel mare. In un certo senso siete in uno stato di fusione con l'acqua, ne siete parte. Ora immaginate la forza tremenda con cui un'onda improvvisa può spingervi sott'acqua. È qualcosa di simile alla situazione di cui stiamo parlando.

Perché un bambino crescendo non diventi un bambino instabile, ha bisogno di un ambiente armonioso, non troppo diverso dalla "liquida quiete" del mondo uterino. Ha bisogno di un passaggio morbido dall'utero al mondo esterno, dall'essere una creatura in stato di fluttuante fusione a una separata in un mondo asciutto: nessuno choc, nessuna novità improvvisa, nessun intenso stridere nei modi della madre e degli altri adulti, niente che assomigli a degli spigoli appuntiti.
Analogamente, se non si vuole che un bambino cresca diventando ansioso, ha bisogno di essere ripetutamente confortato da qualcuno che sia abbastanza forte (psicologicamente) ma anche sufficientemente calmo. Ha bisogno di sperimentare una fusione tra la propria mente e il proprio corpo, entrambi in preda all'ansia, con la calma e la stabilità di un adulto, fino a quando non diventino la sua propria calma e la sua propia stabilità. Ha bisogno dl trovarsi nella posizione dl ricevere conforto da un adulto sereno, che si trova in pace con se stesso, in grado quindi di offrirgliene a più riprese.

Un bambino non può trovare dentro di sé una propria calma naturale, un reale senso di pace interiore, se non è mai entrato in contatto con una calma profonda proveniente dalla madre se non si è mai sentito raccolto, emotivamente parlando, da una madre che fosse in grado di confortarlo, tenerlo stretto a sé e calmarlo; se si è fuso troppo poche volte con lei e troppo poche volte si è sentito parte della sua forza e della sua tranquillità, difatti, il contatto frequente con un adulto capace di confortare può lasciare nel bambino una traccia così indelebile da garantire un profondo e duraturo senso di sicurezza. L'effetto sull'equilibrio delle sostanze chimiche rilasciate a livello cerebrale può estendersi per tutta la sua vita.


brano tratto da:: M. Sunderland, "Aiutare i bambini a superare ansie o ossessioni", Trento, Erickson.

 
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