Centro Naima - Aggressività - Centro di Psicoterapia Infantile Campano Naima

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Centro Naima - Aggressività

Problemi specifici

Gli adulti spesso considerano aggressivi quei bambini che indugiano nei comportamenti diretti e spontanei. Tali bambini sono classificati come coloro che “passano all'atto”, il che implica uno scontro fisico con l'ambiente, in opposizione a chi si “trattiene”. “Passare all'atto”, in questo caso, può essere considerata sicuramente un'altra etichetta inappropriata poiché anche i bambini passivi, chiusi, sottomessi, forse perfino catatonici, “agiscono” qualcosa a modo loro. In realtà, tutti quanti in genere manifestiamo qualcosa, ognuno nel proprio modo. Il bambino che passa all'atto e che solitamente a scuola viene etichettato come caratteriale, è il primo a essere notato. É estremamente irrequieto, agisce impulsivamente, attacca gli altri bambini a volte senza  apparente motivo, disobbedisce (per questo viene chiamato ribelle), parla a voce alta, interrompe spesso, stuzzica e provoca gli altri, elicita comportamenti simili nei compagni e cerca di dominare.

Gli adulti non amano questo comportamento nei bambini, poiché tende a essere destabilizzante. Queste condotte vanno considerate in prospettiva, poiché s'innestano in un sistema caratterizzato da un doppio parametro fra bambini e adulti. Per esempio, raramente si rimprovera un adulto perché interrompe un bambino. Ma quando un bambino viene definito “aggressivo” o “ribelle” o “caratteriale” o “maleducato” o “disobbediente”, bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta di giudizi sotto forma di etichette. A volte un bambino viene considerato aggressivo quando invece sta solo esprimendo rabbia. Può rompere un piatto o dare un pugno a un compagno come pura espressione di rabbia.

Gli atti aggressivi, spesso chiamati anche antisociali, possono includere condotte turbolente come arrecare danni alla proprietà, rubare, provocare incendi. Nel bambino che adotta questi comportamenti ostili, importuni, distruttivi, si possono ipotizzare sentimenti di profonda rabbia, di rifiuto, insicurezza, ansia, sentimenti feriti e spesso un senso del sé disperso; il bambino fra l'altro nutre pochissima stima per il sé che conosce. Non sa e non vuole esprimere ciò che sente e ha paura di farlo perché se lo facesse potrebbe perdere tutta la forza della sua aggressività. Sente che è cosi che deve fare per potere sopravvivere.

Il bambino aggressivo sembra mosso da sentimenti indifferenziati e  non focalizzati di rabbia e di paura. Il suo comportamento può manifestare ostilità quasi verso tutto e tutti. Genitori e insegnanti di solito pensano che nel bambino i disturbi abbiano una specifica origine interna e che sia qualcosa di definito che lo porta ad agire in quel modo. Invece è l'ambiente che disturba il bambino. Il bambino è provocato dall'ambiente, anziché dalle sue difficoltà interne. Ciò di cui manca interiormente è la capacità di far fronte a un ambiente che gli suscita rabbia e paura. Non sa come gestire i sentimenti che quest'ambiente ostile genera in lui. E così quando scoppia, è perché non sa cos'altro fare.

Solitamente un bambino non diventa aggressivo all'improvviso, per cui in un dato momento mostra una natura dolce e un minuto dopo diventa un piromane o uno che sporca con lo spray le macchine in sosta. Di solito il processo è graduale. Sicuramente aveva espresso prima i suoi bisogni con modalità molto più sottili, ma di solito gli adulti non vi prestano attenzione finché il bambino non si comporta in modo esacerbato. Questi comportamenti, percepiti dagli adulti come antisociali, sono in realtà un disperato tentativo di ristabilire una connessione sociale. Il bambino è incapace di comunicare i suoi veri sentimenti in qualunque altro modo tranne che con quello che sta facendo. E come se facesse l'unica cosa che sa fare per continuare a lottare per vivere nel suo mondo.

Nella nostra esperienza, raramente questo tipo di bambino si comporta aggressivamente in terapia, e spesso risulta molto difficile riuscire a credere alle lamentele di genitori e insegnanti. Lavorando con le tecniche  gestaltiche, man mano che cresce l’alleanza terapeutica, è possibile leggere l'aggressività nei suoi giochi, nelle storie, nei dipinti, dal modo in cui maneggia l'argilla. Durante la prima seduta, presenti i genitori, è spesso possibile ascoltare una lunga sequela di lamentele sul conto del bambino, mentre questi siede imbronciato in un angolo, facendo finta di non sentire o di essere indifferente, talvolta azzardando un “No!” oppure un “Non è così!”. La richiesta dei genitori è solitamente di renderlo un bambino educato, obbediente, studioso e diligente. Spesso abbiamo l’impressione che si rivolgano al terapeuta come ad un meccanico, affinché questi gli possa aggiustare la macchina rotta. Spesso delegano, non sentendosi coinvolti nel processo.

brano tratto da:: Oaklander V., Windows to Our Children: A Gestalt Therapy Approach to Children and Adolescents, Gestalt Journal Pr, 1988.

 
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